Il 16 Agosto di ogni anno la parrocchia é in festa per la sagra di San Rocco.
PROGRAMMA 2007
SABATO 11
Ore 19.00: apertura festeggiamenti
inaugurazione mostra di pittura e scultura espone Tiozzo Fabrizio
Ore 20.30: serata danzante con l'orchestra "I CALYPSO"
DOMENICA 12
Ore 08.00: SS Messa
Ore 11.00: SS Messa e accoglienza emigranti
Ore 20.30: apertura danze con l'orchestra "ROBERTA BLUE NIGHT"
MARTEDI' 14
Ore 20.30: serata danzante con l'orchestra "GALDINO MUSIC"
MERCOLEDI' 15
SOLENNITA' DELL' ASSUNTA
Ore 08.00: SS Messa
Ore 11.00: SS Messa
Ore 16.30: Ora Mariana
Ore 20.30: serata con l'orchestra "YANOS"
GIOVEDI' 16
FESTA DI SAN ROCCO
Ore 11.00: SS Messa con le autorità civili
Ore 19.00: Serata con la comunità "ceniamo insieme"
Ore 20.30: serata con l'orchestra "I POPPINS"
Pesca di beneficenza con grandi sorprese. Tutte le sere funzionerà
la cucina gastronomica con specialità GNOCCHI FATTI IN CASA, spezzatino
di cavallo, fritto misto, polenta ossetti e salsicce, dolci fatti in casa
e buon vino!
Dalla storia di Chioggia di M. Marcozzi Rappresentava una vecchia consuetudine di Chioggia il ritorno in Città delle flottiglie di pescatori per le feste di Natale, Pasqua e dei Santi Patroni Felice e fortunato.
In qualunque posto si trovassero, lungo le coste istriane, nel Quarnaro, nello Jonio, nei littorali delle Marche edelle Puglie, i Chioggiotti intraprendevano, in quelle occasioni, il lungo viaggio verso la loro Città. Tutti dovevano partecipare alle cerimonie religiose.
Fino a pochi anni fa, Chioggia ci offriva lo spettacolo dei pescherecci che rientravano dalle loro crociere: i “Bragozzi” si schieravano di fronte alla Città e poi entravano in porto, ad uno ad uno, a vele spiegate, in un fastoso corteo e il popolo intero accorreva sulla banchina.
I pescatori approfittavano di questa cosidetta “ciosà” della durate di dieci giorni, per fare riparare negli “squeri” gli scafi danneggiati e le relative attrezzature. Anche per la Pasqua del 1800 i pescatori fecero ritorno a Chioggia.
Fra le cerimonie religiose della festività pasquale, una delle più importanti e suggestive era la Processione (che tuttora viene effettuata nell’ottava di Pasqua) in cui veniva portato lungo tutto il Corso principale, da Vigo a Santa Maria, un grande Crocifisso detto il “Cristo dei pescatori” ritenuto miracoloso, che tuttora si venera nella Chiesa di S.Domenico.
Il 20 aprile di quell’anno, preannunciata da uno sparodi un mortaretto, una lunga processione di mosse da San Domenico e iniziò il suo percorso fra due ali di popolo commosso e devoto. Data l’importanza della cerimonia, la gente era vestita a festa e il popolo indossava i costumi tradizionali: le donne portavano in capo la “tonda o pièta” bordata di merletti a tombolo, e i pescatori il loro berettone rosso o azzuro e i caratteristici “muloti”.
Tutto si svolgeva normalmentee nulla lasciava pensare che potesse succedere il benchè minimo incidente. C’era però nell’aria un’irrequietezza cui, forse, nessuno aveva dato importanza.
Lungo il Corso, vicino al Palazzo municipale e allo stendardo, c’era il Corpo di guardia dei Soldati austriaci, i quali in ossequio alle disposizioni della cristianissima Austria, s’erano schierati lungo la via per assistere alla cerimomia e rendere gli onori militari al Crocifisso. Per pura fatalità o per deliberato proposito, il popolo, man mano che la processione procedeva, si addensava sempre più ai lati della strada, rendendo difficile il proseguimento della cerimona.
All’altezza del corpo di guardia, a causa dello schieramento degli Austriaci, il passaggio divenne impedito, la processione si arrestò e non fu possibile procedere.
Seguì un certo trambusto e fra i Chioggiotti e gli Austriaci corsero, sebbene incomprese, delle parole ingiuriose. Alla fine un ragazzo, più irrequieto degli altri, spinto forse dalla calca, pestò il piede di un soldato che senza indugio, reagì colpendolo alla testa con il calcio del fucile.
L’atto inconsulto dell’Austriaco segnò la scintilla: un giovane pescatore, Bernardo Ballarin, detto sciòla, che era poco distante con la sua compagna, non riuscì a frenare lo sdegno; si gettò sul soldato, lo disarmò e gli conficò nel petto la sua stessa baionetta. Da una rissa sanguinosa si passò ad una sollevazione generale. Il popolo al grido di “morte ai tedeschi, viva la repubblica di San Marco”, corse alle armi.
Per tutta la sera e la notte fu un continuo succedersi di scontri violenti, con morti e feriti da ambo le parti, e tra i militari. Il capitano austriaco Bittner, seriamente ferito, non vide altra soluzioneche asseragliarsi con i suoi soldati nei locali del corpo di guardia, mentre il comandante della piazza, Pupiers, considerata la gravità della situazione si ritirava nel castello di San Felice con l’intenzione di bombardare la Città. La situazione si presentò, allora, gravissima e fu merito di Angelo Chiozzotto, membro della municipalità, che conosceva bene la lingua tedesca, se si riuscì ad evitare una decisione così disastrosa. Il Chiozzotto, dopo aver calmato un po’ gli animi dei suoi concittadini, si recò con una piccola rappresentanza dal comandante Pupiers e riuscì, sotto la sua personale responsabilità, a farlo desistere dal suo proposito.
A Chioggia tornò la calma. I cadaveri dei cittadini furono immediatamente fatti sparire dalle strade e dalle chiese, e i numerosi feriti furono imbarcati, di notte alla volta delle Romagne e delle Marche per evitare possibili rappresaglie.
In seguito agli avvenimenti tutte le Autorità cittadine furono destituite, e Chioggia, durante la dominazione austriaca, venne trattata con particolare durezza in quanto definita “citta infedele e pericolosa”. Il Crocifisso che si usava nella processione annuale è quello che ora si conserva nella Chiesa parrocchiale di Ca’ Bianca.
I nuovi nomi ricordano le bonifiche. Anche Ca' Bianca é stata dotata di una sua toponomastica peculiare. Era rimasta l'ultima frazione ad esserne ancora sprovvista, in quanto frazioni come S.Anna, Cavanella, Valli da due anni erano già state dotate di una toponomastica precisa.
La richiesta era partita sette anni fa da parte del comitato della frazione, che finalmente ora ha visto il risultato, a fronte di un impegno durato diversi anni, che ha richiesto una costante pressione.
Già da diversi mesi, i cittadini hanno cambiato indirizzo, ad ogni strada é stato dato un nome preciso e con un significato particolare, infatti sono stati usati nomi che la gente del posto già usava per indicare certe vie, certe zone, pertanto sono stati recuperati nomi come Campagnola, Punta Gorzone, Torre di Bebe.
Ai quartieri nuovi invece, si sono attribuiti nomi nuovi, richiamandosi ai personaggi che hanno avuto un ruolo importante per la bonifica, visto che territorio é frutto di secolari bonifiche, pertanto nomi come Cornaro, via Idrovora, Veronese, vogliono essere un omaggio alla bonifica idraulica.